Ludopatia, giochi equi e illusioni

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Il gioco per il ludopatico diventa una ragione di vita e una speranza, ma bastano i conti della serva a vedere che è solo una perdita di tempo e soldi.

Nella patria del Lotto i giochi a premi sono una routine quotidiana per gli italiani. Niente di strano quindi che nel bel paese sia così comune giocare d’azzardo che 1 italiano su 2 ammette di aver provato almeno una volta il brivido della fortuna al gioco.
Il rischio che questo passatempo innocente, anche se dispendioso, diventi una catena alla mente e al portafoglio è però tutt’altro che improbabile.
La ludopatia è a tutti gli effetti una dipendenza, seppure priva di sostanza, che ha tutte le caratteristiche devastanti della altre dipendenze. Non meno di alcolisti e cocainomani, chi finisce per sviluppare una dipendenza da gioco complusivo vede la propria vita rovinata sotto molti aspetti. Si va dalla perdita del lavoro, all’aggravarsi dello stato mentale, alla perdita di sane relazioni umane fino ovviamente a – ultimo ma non ultimo – la rovina economica.

La pericolosità della ludopatia è ampiamente descritta dalla letteratura medica e, per fortuna, vi sono terapie e percorsi che possono aiutare a gestire e uscire da questa che è una malattia a tutti gli effetti.
Qui vogliamo affrontare il problema del gioco d’azzardo da un punto di vista della convenienza (ci limiteremo a quello legale e gestito dallo Stato, anche se il discorso vale anche per quello sommerso).

Premettiamo con una verità che forse può infastidire il giocatore incallito ma è il miglior regalo che gli si possa fare.
La verità è che i giochi a premi non convengono, sono una fregatura o, se vogliamo usare un termine tecnico, non sono “giochi equi”.
Il fatto è dimostrabile matematicamente ma prima esponiamo la motivazione più semplice: i giochi a scommessa non sono convenienti, sono per lo più fallimentari per il giocatore o utilizzatore finale per il fatto che se non fosse così il gestore non sarebbe motivato a organizzarli e tenerli in piedi.

Ora facciamo un passetto di lato e definiamo cosa si intende per gioco equo quando si analizza un gioco a scommessa.
Nel campo delle probabilità, un gioco si definisce equo se paga al vincitore una somma pari all’importo giocato moltiplicato la difficoltà di realizzare la suddetta vincita. Facciamo un esempio semplicissimo per capire meglio.
Nel gioco del lancio di una moneta abbiamo solo 2 casi possibili: testa e croce. La probabilità di vincita è di 1 a 2 ovvero: noi abbiamo per ogni lancio due casi possibili (testa e croce suddetti) e un solo caso vincente (testa o croce a seconda della puntata).
Statisticamente la probabilità di vincità è 1/2 e la difficoltà di vincità è il suo reciproco ovvero 2/1.
Quindi il coefficiente di vincita dovrebbe essere 2, e se io gioco, per dire, 10 euro, dovrei vincerne 20 se indovino la faccia della moneta.
In questi termini il gioco è equo ovvero il rischio del banco è identico a quello del giocatore.
Ora i giochi a premi non sono mai giochi equi. Quanto grande sia la loro disequità o, se vogliamo, la loro truffaldineria dipende dal tipo di gioco.
I motivi possono essere diversi, uno certamente è che il gestore di un gioco ha delle spese che il singolo giocatore non ha (come detto: la realizzazione del punto di gioco, le spese di amministrazione ecc ecc) e barando un po’ sulla disequità del gioco il gestore può ripagarsi le spese di organizzazione.

Chiamiamo disequità il coefficiente di rapporto che c’è tra la posta che dovrebbe essere data e la posta reale che viene offerta, essa è sempre maggiore a uno, tanto maggiore è il coefficiente tanto meno equo è il gioco.
Prendiamo in esame un gioco come la roulette, uno dei giochi col coeffficiente di disequità minore.
La probabilità di prendere un numero alla roulette è di 1/37, la posta pagata è di 36 (se fosse 37 sarebbe equo), il coefficiente di disequità è pari a 1,027.
Vediamo ora un gioco più conosciuto e famoso, il Lotto di cui parlavamo all’inizio.
Nel gioco esistono vari eventi possibili, limitiamoci alle poste più famose su singola ruota, di seguito: pronostico, difficoltà statistica, posta promessa e indice di disequità

  • estratto, 1/18 – 11,23 – 1,6
  • ambo, 1/400,5 – 250 – 1,6
  • terno, 1/11748 – 4.500 – 2,61
  • quaterna, 1/511038 – 120.000 – 4,26
  • cinquina, 1/43949268 – 6.000.000 – 7,32

Come si vede chiaramente dal coefficiente di disequità, non solo il Lotto mostra di essere molto meno equo della roulette ma la sua disequità tende ad aumentare man mano che si punta a sorti più elevate.
Analogo discorso vale per gli altri giochi a scommessa gestiti dallo Stato o da altri enti economici (legali o meno). Da qui l’unica morale che possiamo trarre è che la scelta giusta è non giocare affatto, se non il minimo e senza la speranza di vedere il gioco come un investimento o una fonte di guadagno.

Quando ciò avviene, cioè non riusciamo a vedere questa semplice verità della non convenienza dei gioco a scommessa, dobbiamo allontanarci dal terminale del Lotto o di qualunque altro gioco e pensare seriamente di parlare con un medico esperto nella gestione delle dipendenze da gioco compulsivo.

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