Ludopatia: 17 miliardi in fumo

ludopatia 17 miliardi fumo

Il gioco d’azzardo costa agli italiani 17 miliardi di euro. Lo stato ha interessi in questo settore ma intanto migliaia di cittadini si rovinano.

L’Italia ha il non invidiabile primato di primo paese del sud Europa come utenti scommettitori. Una passione che costa ai nostri concittadini 17 miliardi di euro all’anno. Perché, semmai vi fosse bisogno di ricordarlo, i giochi a scommessa sono in definitiva una perdita di denaro per il giocatore e un guadagno semmai per lo Stato o per l’ente che promuove il gioco (sia esso legale o illegale, in quest’ultimo caso non ci paga nemmeno le tasse, ma per l’ingenuo giocatore, magari afflitto anche da una dipendenza da gioco, il risultato non cambia: i soldi sono buttati in cambio di qualche emozione, quasi sempre negativa).

L’Italia, come detto, conosce bene questo fenomeno per il suo primeggiare nel campo delle scommesse, basti dare un dato, nel nostro paese sono prodotti circa un quinto di tutti i Gratta e Vinci stampati nel mondo e sempre da noi ci sono circa un terzo dei terminali per le video lotterie.

Una recente inchiesta dell’Economist segnala questi dati preoccupanti per la Penisola sostenendo che il peggioramento è probabilmente dovuto al momento di crisi e di come essa si ripercuota sullo Stato e i suoi abitanti.

Lo Stato infatti tollera questo passatempo perché fonte di facili introiti fiscali in un momento di scarsità finanziarie, i cittadini dal canto loro si fanno sedurre da promesse illusorie di facili guadagni che i giochi a scommessa promettono.

Spesa pro capite, ottobre 2012

Spesa pro capite, ottobre 2012

Da qui si capisce come si arrivi ai 17 miliardi di giro d’affari. Un giro che è direttamente gestito dallo stato italiano per circa la metà e il resto gestito da enti privati in concessione che pagano comunque allo Stato parte dei proventi in tasse. Lo stato italiano si trasforma in croupier o protettore di croupier privati nell’ottica di un facile guadagno ma spesso a scapito della salute economica oltre che psicologica della popolazione italiana.

Già perché la dipendenza da gioco o ludopatia in Italia è una triste realtà anche se sottaciuta per vergogna o per ignoranza. I problemi però che causa sono tutt’altro che invisibili.

L’offerta di giochi a premi in Italia è tanto variegata che persino il presidente della Associazione che aggrega le imprese che forniscono servizi di giochi a scommesse si lamenta che il settore è un far west con troppa offerta e poche regole.
Per ora il governo di Roma fa orecchie da mercante ad associazioni di consumatori e altri critici di questa situazione per i motivi che abbiamo detto sopra.
Unici tentativi di regolamentazione e restrizione vengono dalle autorità locali che stanno ponendo delle limitazioni temporali o geografiche alla presenza di slot machine e punti gioco.

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