Le distorsioni cognitive del gioco d’azzardo

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Tutti possono ammalarsi di ludopatia, quindi è compito dei governi e delle organizzazioni preposte sensibilizzare la popolazione su questo fenomeno dalle vaste proporzioni.

Le campagne finora adottate hanno, infatti, portato beneficio in termini nazionali e hanno permesso di sensibilizzare l’opinione pubblica su una forma di dipendenza che non viene molto spesso considerata come tale.

Una prima importante distinzione interessa la tipologia del giocatore. Vi sono, infatti, soggetti che giocano in modo adeguato, definiti ‘responsabili‘, perché giocano per periodi brevi e con rischi calcolati e persone che manifestano nel gioco la totale perdita del controllo. In questo caso si parla di ludopatia o dipendenza dal gioco d’azzardo.

Molte sono le caratteristiche che si legano a questa patologia, che interessano i cambiamenti fisici e soprattutto psicologici dei soggetti interessati. In questo caso è importante conoscere l’approccio TCC, quindi di derivazione cognitiva comportamentale, che sta alla base degli studi effettuati in materia e che possono essere di grande aiuto per contrastare la dipendenza e per prevenire le future ricadute.

Uno dei metodi più interessanti per combattere la dipendenza da gioco si basa sulla ristrutturazione cognitiva e sfrutta le potenzialità del “thinking-aloud-method”.

In questo metodo i terapeuti curano i pazienti aiutandoli a realizzare che le loro verbalizzazioni ed esposizioni in merito al gioco hanno una natura irrazionale. Si tratta del settore della distorsione cognitiva, che spesso accompagna e definisce tante dipendenze.

Non gioco più domani‘, oppure ‘ Vincerò di sicuro la prossima volta‘, solo per citare qualche esempio fra i più comuni, sono chiari esempi di verbalizzazioni di pensieri irrazionali. Lo studio si basa sul rapporto che i giocatori instaurano con la sorte, perché solitamente il pensiero e il suo sviluppo sono strettamente legati a pregiudizi, che influiscono in modo preponderante sulla valutazione della realtà. Questo fatto non solo distorce il pensiero, ma aumenta di ampio livello la probabilità che il comportamento dipendente venga ripetuto nel corso del tempo.

Le distorsioni cognitive più diffuse che sono state raccolte, analizzate evidenziate e le maggiori sono:

  • Overconfidence: la super confidenza nelle proprie capacità che non trova alcun riscontro nella realtà;
  • Gambler’s fallacy: si tratta di un processo mentale che induce il giocatore a pensare che se un evento esce dalla media, l’evento opposto è più probabile. Ad esempio, se per cinque volte consecutive è uscito il rosso, ora uscirà il nero, paradigma che anche in questo caso non trova alcun riscontro nella realtà e nel calcolo delle probabilità numeriche;
  • Trends in number picking: la concreta individuazione di alcuni numeri e leggi che vengono dati per assodate, come l’uscita di un numero ritardatario che induce molte persone a giocare ingenti somme di capitali nella certezza che venga estratto;
  • Illusory correlations: aspetti che legano due eventi in realtà indipendenti, come acquistare un biglietto vincente in un luogo e continuare a farlo nella ferma convinzione che porti fortuna;
  • Availability of other wins: la convinzione che se vincono gli altri può accadere anche a sé stessi, come quando, ad esempio, un forte vincita viene pubblicata sui quotidiani;
  • l’Inherent memory bias: la volontà dei giocatori di fare riferimento alle esperienze positive e di non considerare affatto quelle negative, anche se percentualmente sono infinitamente superiori.

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