Le distorsioni cognitive provocate dal gioco d’azzardo

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I giocatori compulsivi credo di avere un rapporto speciale con la fortuna e che ogni momento può essere quello buono per poter vincere somme consistenti.

Le credenze che sviluppano nella mente del dipendente da gioco equivalgono a vere e proprie teorie che vanno a distorcere anche il senso della realtà che vivono. Pertanto, si parla di distorsioni cognitive che non permettono al soggetto affetto da questa patologia di fornire a se stesso – e anche a chi lo circonda – di una valutazione della realtà lucida e condiva. La voglia di gioco che scaturisce nella mente del giocatore compulsivo fa leva su pensieri irrazionali, su convinzioni che lo convincono di avere grandi possibilità di vincita, che ogni volta è la volta buona per poter intascare grandi somme (da investire ulteriormente nel gioco d’azzardo, nella maggior parte dei casi).

Nei vari studi, emersi nella letteratura di riferimento che si occupata di studiare questa patologia, emergono diverse distorsioni. Due studiosi, Kahneman e Tversky, in merito al gioco patologico, hanno elaborato quelle che seguono:

  • fallacia del giocatore d’azzardo (Gambler’s fallacy)
  • sopravvalutazione (Overconfidence)
  • tendenze dei numeri (Trends in number picking)
  • correlazione illusoria (Illusory correlations)
  • vittoria di altri giocatori (Valiablity of other wins)
  • polarizzazione della memoria sulle vincite passate o su quelle ipotetiche (Inherent memory bias)
  • illusione di poter controllare la situazione e di poter smettere di giocare in qualsiasi momento.

La fallacia del giocatore d’azzardo riguarda il presentarsi il numero di volte in cui l’evento negativo si presenta e che fa presagire che quello positivo sia dietro l’angolo. Ad esempio, quando per 4 volte è uscito il nero, allora è più probabile che esca il rosso.

Il sopravvalutarsi da parte del giocatore si verifica quando quest’ultimo ha una fiducia smisurata nelle proprie capacità, anche se la realtà dimostra totalmente l’inverso. Ad esempio, quando il giocatore è sicuro di poter riconoscere la macchinetta vincente, di poter indovinare i numeri vincenti e di avere una sorta di potere divinatorio che gli permetterà di non fallire al prossimo tentativo di gioco.

Tendenze nei numeri ossia delle teorie su eventi casuali, quando ad esempio il giocatore suppone il fatto che dei numeri ritardatari finalmente possano uscire, perché mancanti da diverso tempo.

Correlazioni illusorie messe in atto quando il giocatore associa eventi di realtà differenti credendo che aumentino le probabilità di vincita (ad es. recarsi a comperare dei gratta e vinci dal rivenditore dove hanno vinto un grosso montepremi).

Vincite altrui, ossia quando il giocatore sente parlare ovunque delle varie vincite che avvengono, convincendosi del fatto che “vincere” capita spesso e a chiunque, quindi è bene continuare a giocare.

Memoria polarizzata sulle vincite, cioè quando nella memoria vengono impresse maggiormente le vincite piuttosto che le perdite.

Dal punto di vista psicoterapeutico, le distorsioni cognitive possono essere corrette mediante il trattamento del gioco d’azzardo patologico. Calbring e Smith riferiscono che in una ricerca, dopo 6-8 settimane di trattamento di ristrutturazione cognitiva, circa l’80% dei partecipanti alle sedute, secondo i criteri del DSM-IV non presentava più il disturbo. Inoltre, nei dodici mesi successivi questo dato veniva confermato, quindi vi è un mantenimento nell’astensione da gioco.

Certamente, è fondamentale, per un giocatore d’azzardo, avere anche il supporto psicologico non solo di un terapeuta ma della famiglia e degli amici più stretti, nonché del proprio partner, che possano aprirgli gli occhi e fargli capire che il gioco deve essere praticato responsabilmente e che dilapidare stipendi e distruggere i rapporti sociali e professionali a causa di una dipendenza non è affatto salutare né per se stesso, né per chi vuole il suo bene.

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